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Brancaleone (RC)

La città delle tartarughe di mare

Brancaleone è situata lungo la Costa dei Gelsomini ed è proprio in questi luoghi che la pianta di gelsomino venne importata dalla Liguria, intorno alla fine degli anni venti del secolo scorso.
Questo piccolo e pittoresco borgo in provincia di Reggio Calabria deve il suo nome alla configurazione a zampa di leone del nucleo abitato, caratterizzato da una torre medievale di avvistamento.
Sulle spiagge di Brancaleone depone le uova la Caretta caretta, facendo di questo tratto di costa l'area più importante di deposizione in tutta l’Italia.
Brancaleone è stata definita città delle tartarughe di mare perché sulle sue spiagge, così come su quelle dei comuni vicini, depone le uova la Caretta caretta, facendo di questo tratto di costa l'area più importante di deposizione in tutta l'Italia, per la presenza di un Centro di Recupero delle Tartarughe Marine che da anni si occupa del recupero e della loro riabilitazione.
Le spiagge grecaniche sono la principale area di nidificazione di tutto il Mediterraneo di questa specie ospitando difatti ben il 70% dei nidi registrati in Italia. Grazie al progetto “Tarta Care” portato avanti dallo staff di ricercatori dell’Università della Calabria, dal 2000 questa specie è sottoposta a monitoraggio e tutela e sono venuti alla luce sulla costa ionica più di 10.000 piccoli di tartaruga.
Brancaleone Marina tiene vivo il ricordo di Cesare Pavese, qui confinato dal regime fascista tra il 1935 e il 1936. Qui scrisse il diario “Il mestiere di Vivere” e il primo romanzo “Il Carcere”. Pavese amava e disprezzava ad un tempo quella terra e quella gente che lo ospitavano e in una lettera alla sorella scrisse: “questa gente è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca”.

Brancaleone Superiore

Il borgo antico di Brancaleone Superiore, oggi abbandonato, evoca la sua origine medievale, legata ad esigenze difensive e di controllo della vallata sottostante.
La storia di Brancaleone è legata a doppio filo al borgo abbandonato, anticamente chiamato Sperlinga, dal greco Spèlugx, ovvero caverna e ancora oggi c'è una via Sperlongara, una torre di vedetta con questa denominazione e anche alcune grotte.
In particolare, a Brancaleone Superiore è stato possibile analizzare in modo più approfondito un interessante e vasto complesso di ambienti rupestri fra loro coerenti, costituente un patrimonio di notevole valore storico ed artistico.
La maggior parte di queste grotte si presentano come semplici cavità rocciose, utilizzate come celle monastiche e luoghi di meditazione, ma anche come ambienti essenziale dove si svolgeva la vita quotidiana.
Successivamente, alcune di esse furono trasformate in rifugi dai primi abitanti del luogo, per sfuggire ai frequenti attacchi stranieri, mentre altre continuarono ad essere sfruttate come ambienti di servizio annessi alle abitazioni.
Particolare importanza rivestono alcune grotte-chiese, che conservano ancora al loro interno incisioni sacre armene ed alloggiamenti destinati a nicchie porta icone ed altari. Il punto più alto della rocca ospitò una fortezza quando il sito iniziò a prendere il nome di Motta Leonis.
Il borgo si articolata in due nuclei. Il primo è disposto in prossimità del sito dell’antica Chiesa Matrice dell’Addolorata, di cui rimane esclusivamente il piano di calpestio, mentre il secondo si estende più a sud, alle spalle della Chiesa Arcipretale dell’Annunziata, costruita nel Seicento sui resti del monastero di Cappuccini.
Nei pressi della chiesa dell’Addolorata sopravvive una chiesa rupestre ricavata nel tufo, con al centro una colonna scolpita nella roccia. Sul versante occidentale del borgo si trova un’altra grotta, decorata in età Moderna con una scena di angeli al cospetto della Vergine.

Chiesa SS. Maria dell'Annunziata

A Brancaleone Superiore sorgeva la chiesa intitolata a Maria SS. dell’Annunziata che fu completamente distrutta dal terremoto del 1908. Del vecchio edificio situato al centro del paese, oggi restano soltanto dei muri appena accennati, una sorta di piccola piazzetta dove è ancora possibile vedere nel pavimento dei cunicoli sotterranei dove venivano seppelliti i sacerdoti e qualche nobile autorità del paese. Nel 1933 la chiesa fu ricostruita con le stesse caratteristiche, con il portone d’ingresso preceduto da un piccolo portico sorretto da quattro colonne. La pianta della chiesa è a croce greca, il pavimento di graniglia. L’altare barocco del 1500, preceduto da due balaustre di colonnine, è lo stesso della vecchia chiesa.

Faro di Capo Spartivento

Il Faro di Capo Spartivento è costituito da una torre bianca quadrangolare su edificio a un piano. Il faro è completamente controllato e gestito della Reggenza fari di punta Capo dell’Armi ed è situato su una collinetta in Località Capo Spartivento, il punto più a sud della penisola italiana. Capo Spartivento anticamente si chiamava Heracleum Promontorium, un nome che rimanda al mito di Ercole che si racconta si riposò qui dalle sue fatiche. La lanterna del Faro proietta la sua luce per 22 miglia nautiche ed accompagna, di fatto, le navi dal Faro di Punta Stilo al Faro di Capo dell’Armi e viceversa.

Gastronomia

La gastronomia tipica di Brancaleone è molto simile a quella presente in tutta l’area Grecanica, ma si differenzia spesso nell’uso delle materie prime e metodi di preparazione e cottura. Ad esempio, i salumi, rappresentano l’eccellenza presente sulle tavole dei brancaleonesi: salsiccia, capocollo, pancetta, soppressate ed altri derivati, sono ancora prodotti seguendo le antiche ricette della cultura del posto, così come anche i formaggi, vino, olio extravergine d’oliva, miele, la produzione e distillazione del Bergamotto ed altri agrumi che in vari periodi dell’anno vengono raccolti ed esportati in tutto il mondo. Tra i primi piatti tipici del luogo, sono sicuramente da provare “i maccheroni” conditi con sugo fatto con la carne di capra, maiale, o pur semplicemente il ragù, il tutto spolverati con un buon pecorino locale. Così come i “Zzippuli”, ripiene di acciughe pescate nel mare antistante Brancaleone, piatto tipico della tradizione che si gustano in vari periodi dell’anno e nelle feste rionali. Particolari e molto gustosi sono i dolci, come “i Pretali”, dolce tipico natalizio ripieno di pasta di fichi secchi e mandorle in pasta frolla.

Sito web Comune di Brancaleone

Benvenuti in Calabria

Avete in programma un weekend rilassante da trascorrere passeggiando lungo il "più bel chilometro d'Italia?

Preferite una vacanza più avventurosa alla ricerca degli borghi e delle località più segrete della Costa Viola?

Immergervi nella storia, cultura ed arte visitando Il Museo Archeologico, sede dei Bronzi di Riace? 

Noi del Grand Hotel Excelsior Reggio Calabria faremo di tutto per accontentare ogni vostra esigenza.

Reggio Calabria

Reggio Calabria

A passeggio lungo il chilometro più bello d'Italia

Terra di incantesimi e sortilegi, cantata da D'Annunzio e celebrata dai viaggiatori inglesi dell'Ottocento, Reggio Calabria si distingue per la varietà di opere artistiche da vedere e itinerari da seguire.

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Bagnara Calabra

Bagnara Calabra (RC)

La terra dell'eterna primavera

Bagnara è un ex borgo marinaro, in cui l'attività principale per secoli è stata la pesca, soprattutto quella del tonno.

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Bova

Bova (RC)

Lo spirito greco della città lenta

Nonostante i segni esteriori della modernità, il mondo a Bova sembra ancora girare come una ruota lentissima. Gli dei di Bova sono greci e sono stati portati, secondo tradizione, da una regina armena, proveniente dal misterioso oriente conteso da Alessandro Magno e dai persiani, che qui trovò il luogo ideale per far pascolare i suoi buoi. L’antica grecità si è conservata e rinnovata all’arrivo dei bizantini, sopravvivendo poi per molti secoli alla latinità imperante.

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Brancaleone

Brancaleone (RC)

La città delle tartarughe di mare

Brancaleone è situata lungo la Costa dei Gelsoministrong> ed è un piccolo e pittoresco borgo in provincia di caratterizzato da una torre medievale di avvistamento.


Gerace

Gerace (RC)

L'eleganza della Città Santa

Sperduto tra le alture della Locride, il borgo di Gerace offre la sua anima normanna e bizantina, mostrando la sua bellezza semplice e elegante.
Il nome Gerace deriva dalla parola greca Jerax, che significa “sparviero”.

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Bagnara Calabra (RC)

La terra dell'eterna primavera

Bagnara è un ex borgo marinaro, in cui l'attività principale per secoli è stata la pesca, soprattutto quella del tonno.

Anche oggi, chi passeggia sul lungomare può ammirare le pittoresche imbarcazioni di legno colorate dei pescatori che, con la bella stagione, riempiono il porticciolo cittadino. Spiagge bianchissime che lambiscono un tratto del mar Tirreno con fondale basso ed acque cristalline.

Centro costiero a forma di anfiteatro situato nel cuore della Costa Viola, tra i colli aspromontani e il mar Tirreno, l'abitato di Bagnara sorge sul mare, innalzandosi a gradinata dalla parte bassa, la Marina, verso i quartieri collinari, che raggiungono un'altezza di 600 metri sul livello del mare, formando una splendida raggiera che si offre integralmente alla vista del mare.

Bagnara è nota per le spiagge bianchissime che lambiscono un tratto di Tirreno con fondale basso ed acque cristalline, perfette per le vacanze di famiglie con bambini e per chi vuole fare vita da spiaggia nei numerosi lidi. Più a nord lo scenario diventa selvaggio ed adatto agli appassionati di fondali: le pendici dell'Aspromonte si tuffano nel Tirreno e danno vita a meravigliosi spettacoli sottomarini, come le grotte naturali che possono essere visitate dai turisti o diventare meta per gli appassionati di pesca subacquea.

A Nord del porto il paesaggio muta sensibilmente e la meravigliosa spiaggia lascia spazio alle asperità dei monti, in un abbraccio tra terra e mare. Di grande fascino sono le grotte naturali, tra le quali spiccano la Grotta del Monaco e la Grotta delle Rondini, ambite mete estive di gite in barca e ambiente ideale per gli appassionati di pesca subacquea. Proprio in questo spicchio di costa, il riflesso del sole sulle rocce provoca un riverbero sul mare che colora i fondali di un colore azzurro-violaceo, da cui il nome Costa Viola dato questo tratto di costa.

Centro storico

Da non perdere una visita al centro storico, per ammirare il Castello Ducale Ruffo, perfettamente conservato e sede di mostre ed eventi culturali. Di notevole interesse è la Chiesa del Carmine, che rimane uno degli edifici più antichi di Bagnara e presenta una facciata ricoperta con pietre di Siracusa modellata in stile neoclassico. Merita una visita la Fontana di Garibaldi, costruita presso la fonte dove la leggenda narra che il Generale Garibaldi in persona si dissetò durante il suo peregrinare. E per finire non bisogna dimenticare la Torre Ruggiero, o Capo Rocchi, torre del diametro di 7 metri dalla quale si gode una vista meravigliosa dello stretto di Messina.

Le Bagnarote

Gli abitanti di Bagnara da sempre si sono occupati di pesca. Lungo la strada che costeggia il mare può capitare di incontrare le Bagnarote, donne che vendono il pesce appena pescato. Oggi il numero di queste donne dedite al commercio del pesce è molto calato, ma la Bagnarota resta il simbolo della vera donna di Bagnara. Queste donne, belle e forti, trasportavano sulla testa una grande cesta di vimini carica di pesce freschissimo, pronto per essere venduto nei mercati dei dintorni di Bagnara. Ogni giorno, la stazione ferroviaria era popolata di queste donne, che pazientemente attendevano i treni che dovevano trasportarle nei paesi dell'interno e della riviera, dove ritornavano a sera, pronte ad occuparsi della casa e dei figli.

I torroni di Bagnara Calabra Prodotto IGP

Nell'ambito della gastronomia locale, il settore dolciario è quello che ha maggiormente risentito della dominazione araba, turca e orientale in genere. Notissima specialità della tradizione è il torrone di Bagnara Calabra. Viene preparato in formati tradizionali, rettangolari o rotondi, di piccole dimensioni, bianco, al cioccolato o ricoperto di glassa. Particolare è il «bacetto», un torroncino a forma di piramide coperta di cioccolato fondente.

Sito web Comune di Bagnara

Reggio Calabria

A passeggio lungo il chilometro più bello d'Italia

Terra di incantesimi e sortilegi, cantata da D'Annunzio e celebrata dai viaggiatori inglesi dell'Ottocento, Reggio Calabria si distingue per la varietà di opere artistiche da vedere e itinerari da seguire.
Non molti sanno che Reggio Calabria, oltre ad essere chiamata Città dei Bronzi, è conosciuta anche come la Città della Fata Morgana poiché qui è possibile assistere a quel particolare fenomeno ottico, un vero e proprio miraggio, che si può scorgere all'interno della stretta fascia posta sopra l’orizzonte, dove si ha la sensazione che la costa della Sicilia disti solo pochi metri dalle sponde calabresi e che gli oggetti sulla riva opposta siano distinguibili in modo nitido.

Tale fenomeno fa riferimento alla Morgana della mitologia celtica, che induceva nei marinai visioni di fantastici castelli in aria o in terra per attirarli e quindi condurli a morte.

La città è tipicamente mediterranea, piena di suggestioni e con il fascino irresistibile della località turistica. Lo splendido Lungomare Falcomatàil chilometro più bello d’Italia, è un’apoteosi di palme e specie esotiche in un’atmosfera di profumi e colori intensi, ed è di fatto il cuore pulsante della stagione turistica primaverile ed estiva, oltre che polo della vita culturale, dove si passeggia accarezzati dalla brezza marina e di fronte all’ incantevole panorama dello Stretto.
In questo splendido scenario convivono natura e storia, cultura e tradizioni, divertimento e curiosità. La passeggiata lungo la via Marina riserva le memorie dell’antichità, con la presenza delle Mura Greche e delle Terme Romane, e, in fondo al lungomare, il Museo Archeologico Nazionale che custodisce, insieme ai Bronzi di Riace, magnifiche ed antiche memorie di età Preistorica, Greca e Romana. Il Museo merita di essere visitato per le importanti collezioni ospitate, che vanno dall'età preistorica al periodo di colonizzazione greca, oltre a un'ampia collezione di opere d'arte romane, bizantine e medievali.

Il cuore del centro storico batte in Corso Garibaldi, tra boutique e palazzi Liberty, con il fastoso Teatro Cilea, l’imponente Cattedrale, il Duomo con la sua illuminazione notturna e il Castello Aragonese. Lungo la cosiddetta via greco-romana, si trovano la Chiesa degli Ottimati, l’unica in stile Arabo-Normanno della città, e la Cattolica dei Greci.
Villa Genoese Zerbi, con il suo stile neogotico veneziano, mostre le facciate in mattone rosso che si rifanno alle ca’ veneziane, decorate da archi in stile gotico, colonne, stipiti e balaustre. Fino a qualche tempo fa la villa è stata la sede espositiva della Biennale di Venezia nel mezzogiorno, ed ha ospitato le tre statue di Rabarama, gigantesche sculture che oggi fanno parte del decoro permanente del lungomare.
Il lungo viale culmina con il magnifico giardino della Villa Comunale, nelle cui vicinanze si trova la Stazione Sperimentale delle Essenze e degli Oli Agrumari, centro rinomato per gli studi sul gelsomino e il bergamotto, con i laboratori di ricerca, la biblioteca specializzata e il Museo del Bergamotto, dove sono custoditi gli oggetti che nel passato servivano per la lavorazione di questo profumatissimo agrume.
La zona di Reggio Campi, collegata alla Via Marina da una serie di scalinate artistiche, è un balcone sullo Stretto, luogo molto panoramico da cui è possibile ammirare l’intera città. In quest’area sorge la splendida Basilica di S. Paolo alla Rotonda.
Sulla costa tirrenica reggina si trova l’insenatura di Scilla, quadro unico al mondo e meraviglia assoluta, con il Castello dei Ruffo a ridosso delle acque che domina l’intero panorama. Ai piedi del Castello si adagia la Marina Grande, una baia da sogno che non smette di incantare i visitatori.

La moderna Basilica di Santa Maria della Consolazione è meta di numerosi pellegrinaggi, in quanto custodisce il quadro della Madonna della Consolazione, patrona di Reggio Calabria. La Chiesa di San Giorgio al Corso, anch’essa di recente costruzione, è dedicata ai morti della Prima Guerra mondiale e sulla facciata in stile classico si può ammirare una raffigurazione di San Giorgio mentre uccide il drago.
Con la facciata in stile romanico si presenta la Chiesa di San Paolo, al cui interno è possibile ammirare un incanto di mosaici che ritraggono episodi importanti del Vangelo. Di fronte al Castello si trova la Chiesa degli Ottimati, che spicca per la sua cupola rossa in stile normanno-bizantino, emblema della dominazione spagnola di Reggio Calabria. La chiesa, oltre ad importanti opere come il dipinto della SS. Vergine Annunciata dell’Annunziata del 1597 e il quadro con Sant’Ignazio di Loyola, conserva il mosaico più prezioso del mondo, realizzato oltre 1000 anni fa e formato da 33 tipi di marmi diversi a rappresentare Dio con gli evangelisti nei quattro cerchi circostanti e gli Apostoli negli altri cerchi.
Per gli amanti del mare, la spiaggia per eccellenza di Reggio Calabria è il Lido cittadino, abbellita con numerosi alberi e palme, collocata presso la Rada dei Giunchi a nord del centro storico ed affacciata sullo Stretto di Messina.
Le Calette di Grotta Perciata, delle Sirene e delle Rondini a Scilla, le spiagge di Bova Marina e Melito Porto Salvo sulla costa orientale di Reggio Calabria sono gli altri punti meritevoli di un tuffo.

Museo Archeologico Nazionale

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è stato riconosciuto tra gli istituti museali archeologici più prestigiosi d’Italia con l’istituzione delle autonomie operata dalla Riforma del MiBACT del 2014.
Il Palazzo che lo ospita è tra i primi, in Italia, ad essere progettato al fine esclusivo dell’esposizione museale, intitolato a Marcello Piacentini, uno dei massimi esponenti dell’architettura del primo Novecento, che lo concepì in chiave moderna, dopo aver visitato i principali musei d’Europa.
Collocato nel cuore della città, il Museo nasce dalla fusione del Museo Statale con il Museo Civico di Reggio Calabria, quest’ultimo inaugurato il 18 giugno 1882 per custodire i numerosi reperti archeologici provenienti dal territorio.

La struttura del Museo presenta quattro piani espositivi, più il terrazzo e un’area per le esposizioni temporanee.
Al piano terra danno il benvenuto ai visitatori i Bronzi di Riace, simbolo della città di Reggio Calabria, assieme ai Bronzi di Porticello. La stanza in cui sono esposte le statue mantiene una temperatura costante per salvaguardare l’integrità dei reperti.
Il piano ammezzato offre la possibilità di calarsi nei panni degli abitanti della Magna Grecia, osservando utensili e oggetti quotidiani, corredi maschili e femminili, mosaici decorativi e tutto ciò che riguardava i costumi funerari dell’epoca, come le magnifiche anfore nella tipica cromatura nera e rossa.
I monitor touch screen posti tra le teche permettono inoltre un’esperienza partecipata, mostrando approfondimenti e rielaborazioni 3D delle abitazioni, degli scenari e degli ambienti da cui gli oggetti esposti provengono.

Al primo piano ci si trova di fronte a tutto ciò che riguarda le città e i santuari della Magna Grecia, con diverse le aree sacre di cui sono stati ritrovati ed esposti numerosi oggetti di culto, come statuette, giare, pietre incise, frammenti architettonici dei vari templi. Protagonisti di questo settore sono i Pinakes, tavolette in terracotta recanti scene a rilievo, che raccontano vicende storiche dal grande fascino culturale.
Il secondo piano ospita un excursus dell’era preistorica, dall’età della pietra a quella dei metalli, offrendo un approfondimento delle trasformazioni economiche e sociali. Tra i reperti esposti in questo settore, oggetti provenienti dalla necropoli di Macchiabate, ornamenti e utensili femminili e maschili, armi, anfore, pietre levigate ma soprattutto scheletri animali e umani e un bellissimo disegno di un bue inciso sulla roccia.
Il sotterraneo del Museo racchiude una location molto suggestiva, in cui una luce bluastra illumina la stanza e si possono ammirare alcuni reperti navali, tra cui resti di imbarcazioni e numerose anfore recuperate dai fondali marini. Sul terrazzo si può ammirare lo spettacolo naturale dello Stretto, che si offre in tutto il suo splendore da un eccezionale punto d’osservazione.

Castello Aragonese

Il Castello è la principale fortificazione della città e sorge nell'omonima piazza. Passata dai Bizantini ai Normanni, nel 1059, e, nel 1266, a Carlo I d'Angiò, la fortezza subì, nel corso dei secoli, restauri e modifiche, per essere adeguata all'evoluzione delle macchine d'assedio e alle artiglierie.
Fu, nel 1458, re Ferrante a fare aggiungere due torri merlate e il fossato, mentre, nel 1539, Pietro da Toledo ne aumentò la capienza permettendo al popolo reggino di trovare riparo dalle invasioni turche.
Convertito in caserma al tempo di Ferdinado I, il castello Aragonese si è trasformato, in epoca risorgimentale, in prigione politica e in luogo di esecuzione dei ribelli.
In seguito al terremoto del 1908 si valutò l'ipotesi di demolire la struttura, estremamente danneggiata dal sisma, salvando tuttavia la parte del bastione. E così nove decimi della fortezza furono spazzati via per sempre.
Sede dell'osservatorio dell'Istituto nazionale di geofisica fino al 1986, la costruzione accoglie attualmente mostre ed eventi culturali. 

Cattedrale Maria SS. Assunta

Il più grande edificio religioso della Calabria si trova in piazza Duomo, nel centro storico della città.
La Cattedrale risale agli inizi del II millennio quando, con l'invasione normanna dell'Italia meridionale, la città subì un processo di latinizzazione con conseguente abbandono del culto greco-bizantino.
Il centro dell'imponente facciata presenta una trifora sormontata da un rosone e tre portali in bronzo. Le statue di San Paolo e Santo Stefano di Nicea, scolpite da Francesco Jerace, svettano sul sagrato.
Entrando nell’edificio, illuminato da grandi vetrate policrome, il visitatore incontra un impianto basilicale a tre navate interrotte da tre transetti e divise da file di colonne in marmo.
Di grande interesse artistico è la Cappella del Santissimo Sacramento, il più importante monumento d'arte barocco-seicentesca dell'arcidiocesi reggina, dichiarata monumento nazionale. 

Pinacoteca Civica

Inaugurata il 26 maggio 2008 all’interno di un’ala del Teatro Comunale Francesco Cilea, nella Pinacoteca Civica sono riunite le opere più prestigiose del patrimonio artistico del comune di Reggio Calabria comprese tra il XV e il XX secolo.
All’interno sono esposte le collezioni dell’ex Museo Civico arricchite da opere di proprietà statale, come Il ritorno del figliol prodigo di Mattia Preti. In mostra anche celebri opere di Antonello da Messina, come il San Girolamo penitente, e Luca Giordano, oltre a quelle di Lavagna Fieschi ed Enrico Salfi, Jerace, Rodriguez, Covelli e degli artisti reggini Cannizzaro e Benassai. Nella sezione dedicata al ‘900 è esposto anche un quadro di Renato Guttuso dedicato ai pescatori del pescespada.

Museo diocesano Mons. Aurelio Sorrentino

Il Museo è sito al pianterreno del Palazzo arcivescovile, costruito alla fine del Settecento accanto alla Cattedrale di Maria SS.ma Assunta.
Tra le opere esposte le più significative sono La Resurrezione di Lazzaro, attribuita al pittore napoletano Francesco De Mura, allievo di Francesco Solimena; l'Ostensorio raggiato disegnato dal polistenese Francesco Jerace in occasione del Congresso Eucaristico regionale svoltosi a Reggio Calabria; il Bacolo pastorale di mons. Antonio de Ricci, arcivescovo di Reggio dal 1453 al 1490, opera in argento e smalti di scuola napoletana; un Crocifisso in avorio donato alla Cattedrale dall'arcivescovo Alessandro Tommasini; un prezioso Calice francese in argento e ceramica dipinta, donato nel 1879 dalla regina di Spagna Maria Cristina al cardinale Luigi Tripepi; pregevoli manufatti tessili appartenuti alla Confraternita dell'Immacolata nella chiesa della SS. Annunziata e, tra essi, un parato nobile in broccato di seta, opera di manifattura lionese (secondo quarto sec. XVIII); due corone in argento datate 1614, appartenenti al busto marmoreo rinascimentale della Madonna con Bambino conservato nella Concattedrale della Madonna Isodia a Bova.

Planetario

Il Planetarium Pythagoras, struttura di proprietà della Città Metropolitana di Reggio Calabria, è stato inaugurato il 12 Marzo 2004.
Il Planetario consente di riprodurre quasi tutti i fenomeni astronomici, osservabili sia di giorno che di notte, ed a tutte le latitudini, ma soprattutto di poterli vedere accelerati nel tempo, grazie ad un apparecchio che proietta l’immagine ed i movimenti della volta celeste come apparirebbero ad un osservatore in un istante ed in un luogo assegnato.
Con la costruzione del Planetario, che per dimensioni e bellezza del Geode esterno è uno dei più belli d’Europa, la Città Metropolitana di Reggio Calabria entra nel novero di quelle città europee che possono usufruire di un mezzo spettacolare ed efficace per l’insegnamento e le divulgazione delle discipline scientifiche.

Gastronomia

La cucina di Reggio Calabria, più delle altre cucine regionali italiane, è strettamente collegata alla vita religiosa e spirituale e comporta regole e abitudini spesso legate alle ricorrenze che risalgono ai tempi antichi, essendo il risultato di quasi 3.000 anni di storia, dalla Magna Grecia all'Unità d'Italia.
A Natale e all'Epifania è usanza mettere in tavola tredici portate, mentre a Carnevale si mangiano maccheroni e carne di maiale.
La Pasqua si festeggia con l'arrosto d'agnello e i pani spirituali.
Le abitudini attuali mantengono molte delle antiche usanze, a tal punto che il cibo della zona negli anni non si è molto modificato, con i vari piatti che prendono origini dai diversi popoli che hanno abitato il territorio.
Rivestono molta importanza i cibi conservati, come le acciughe, gli insaccati di maiale, i formaggi, le verdure sott'olio e i pomodori secchi, che consentivano di sopravvivere nei periodi di carestia, oltre che ai lunghi periodi d'assedio dei pirati turcheschi.

Sito web Comune di Reggio Calabria

Bova (RC)

Lo spirito greco della città lenta

Nonostante i segni esteriori della modernità, il mondo a Bova sembra ancora girare come una ruota lentissima. Gli dei di Bova sono greci e sono stati portati, secondo tradizione, da una regina armena, proveniente dal misterioso oriente conteso da Alessandro Magno e dai persiani, che qui trovò il luogo ideale per far pascolare i suoi buoi. L’antica grecità si è conservata e rinnovata all’arrivo dei bizantini, sopravvivendo poi per molti secoli alla latinità imperante.

I riti, la lingua, le tradizioni e soprattutto un raro senso dell’ospitalità ricordano la radice greca.
Bova è un ambiente fatto di luce e silenzio che invita alla calma e alla riflessione.

Chi arriva a Bova è accolto in modo semplice e spontaneo da una comunità che non ha smarrito la memoria del suo passato, tanto che i nomi delle strade sono scritti anche in grecanico.
I piccoli vicoli che all’improvviso spalancano spazi aperti, la piazza assolata che sembra disegnata da De Chirico, le case disabitate dove il paesaggio penetra nelle stanze vuote: Bova è un ambiente fatto di luce e silenzio che invita alla calma e alla riflessione.

Dal balcone di Bova, posto in posizione panoramica a 850 metri d’altitudine, è possibile abbracciare con lo sguardo tutto l’arco costiero. Il borgo è uno dei centri più importanti dell’isola grecanica della provincia di Reggio Calabria e vanta una lunga storia di cui rimangono molte tracce nell’abitato. Antichissima sede vescovile, ha una cattedrale la cui costruzione originaria risale ai primi secoli d.C. Dedicata alla Madonna della Presentazione o “Isodìa”, e frutto di successive ricostruzioni e ristrutturazioni, ha un interno a tre navate di tipo basilicale.
Le opere più notevoli sono la Cappella del Sacramento, realizzata da maestranze siciliane specializzate nella lavorazione dei marmi policromi intarsiati, e la statua della Madonna “Isodìa”col Bambino, attribuita a Rinaldo Bonanno (1584), posta su uno scanno di marmo che riproduce lo stemma civico di Bova. Gli scavi hanno riportato alla luce numerose tombe e l’antica chiesa normanna.
Il castello Normanno, ormai ridotto a rudere, sorge in cima a uno sperone roccioso. La chiesa di San Leo ha una sola navata con cappelle laterali, preziosi stucchi ottocenteschi alle pareti e un sontuoso altare maggiore di stile barocco, nella cui nicchia policroma è collocata una statua di San Leo di marmo bianco, opera di Pietro Bernini.

Tra i vicoli sono molti i palazzi gentilizi che testimoniano l’importanza di Bova nel corso dei secoli. Da vedere il palazzo Mesiani-Mazzacuva, sorto alla fine del XVIII secolo nei pressi delle antiche strutture difensive della città e destinato dal Comune a diventare un centro culturale sulla Magna Grecia; il palazzo Nesci Sant’Agata (secolo XVIII) che sorge nella piazza principale ed è di proprietà privata; e infine il palazzo Tuscano (secolo XIX) nella parte alta del centro abitato, che ospiterà il Centro Visite del Parco Nazionale d’Aspromonte.

Il fiorente artigianato locale si riconduce alla tradizione agro – pastorale e alla cultura “grecanica”, seguendo una lunga tradizione che sopravvive oggi in alcuni settori, come l’intaglio del legno (cucchiai, stampi per dolci e formaggi, collari per capre, stecche per busto), la lavorazione del vetro, la tessitura (coperte, tovaglie, tappeti, pezzare).
La materia prima per la tessitura popolare è costituita dalla lana, dal lino e soprattutto dalla ginestra, raccolta sulle pendici dell’Aspromonte e lavorata in maniera naturale dalle stesse tessitrici con lunghi processi manuali. Il reticolo ornamentale della tessitura riporta generalmente la croce greca, ispirata agli affreschi di Madonne e Santi nelle chiesette bizantine.

Bova Marina

Una splendida lunga spiaggia, con finissima sabbia che si alterna a tratti di ghiaia. Una piccola ansa dalla quale si possono vedere le barche colorate dei pescatori, gli ombrelloni, e, in fondo, in lontananza, la Madonnina del Mare, che dalla cima di Capo San Giovanni (comunemente detto Rocca del Capo) protegge tutti.

Compreso tra Capo Crisafi, il San Giovanni d’Avalos e l’Amendolea, Bova Marina nasce in tempi relativamente recenti staccandosi dalla più interna Bova. L’antico scalo di Bova crebbe come entità urbana a sé stante alla fine dell’Ottocento sulla baia di Capo San Giovanni D’Avalos, il più elegante promontorio dello Ionio.
Bova Marina si sviluppò in concomitanza all’urbanizzazione della costa ionica, determinata da una serie di fattori vantaggiosi, come ad esempio la costruzione della ferrovia, della statale 106 e dalla crescente redditività derivante dalle colture nelle pianure alluvionali, progressivamente bonificate e non più preda delle invasioni turchesche che minacciarono i litorali fino ai primi ai del XIX secolo.
Il piccolo borgo di pescatori divenne nel 1910 un comune a se stante, progressivamente abitato dai cittadini di Bova, i quali trovarono sempre più vantaggioso vivere dei proventi della coltivazione dei bergamotteti e in seguito anche dai gelsomini.

Quello di Bova Marina è un territorio ricco di storia e anche uno dei più preziosi siti archeologici della Bovesìa. Vanta infatti uno straordinario prestigio grazie ai ritrovamenti di carattere archeologico venuti alla luce in località Deri, nella vallata del San Pasquale. Il sito, oltre a recare tracce di un insediamento del periodo protostorico, databile al X sec. a.C., conserva i ruderi di una villa romana, di un acquedotto e di alcune tombe, e il basamento di una struttura databile al IV sec. d.C., identificata come sinagoga soprattutto per la presenza di un pavimento musivo recante simboli della tradizione iconografica ebraica, la menorah, lo shoffar, il cedro e la foglia di palma. Essa sarebbe la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica. La sinagoga sorgeva in una località interessata da altre strutture, e si ipotizza pertanto l’esistenza di un piccolo villaggio in prossimità della zona costiera, che anticamente collegava Reggio con le altre località del litorale ionico.

Bova Marina offre al turismo culturale, l’importante itinerario del Parco archeologico Archeoderi, in contrada San Pasquale, dove è possibile visitare tutta l’area attorno alla sinagoga e, all’interno dell’Antiquarium, diversi reperti appartenenti all’età neolitica, del bronzo, magnogreca e bizantina, oltre al prezioso mosaico ebraico. Inoltre, risalendo la vallata si possono visitare i ruderi della chiesetta bizantina della Panaghìa, uno degli innumerevoli luoghi dell’itinerario di culto dei santi italogreci d’età bizantina, che ricorda nella sua struttura circolare il battistero di Santa Severina e la Cattolica di Stilo.
A testimoniare il culto bizantino, si può visitare, in località Apambelo su una piccola collinetta che si alza tra gli uliveti e le distese di ginestra, i ruderi di un altro tesoro bizantino, la chiesetta di San Niceto databile al X secolo.
A Bova Marina ha la propria sede l’I.R.S.S.E.C. (Istituto Regionale Superiore Studi Elleno Calabri) al cui interno si può oggi ripercorrere, dopo una recente inaugurazione, l’itinerario delle tradizioni artigianali visitando il Museo della Civiltà Contadina, che arricchisce quindi l’offerta culturale della cittadina.

Molto suggestivo il sito di Capo San Giovanni d’Avalos, la punta di Bova. Sulla cresta dell’elegante promontorio, dedicato dai greci ad Ercole, si trovano oggi monumenti simbolo della storia di questa costa grecanica: una torre cavallara del Cinquecento, una chiesetta settecentesca, voluta da una famiglia di nobili benefattori, i Marzano, e una massiccia statua in bronzo della Madonna del Mare, portata qui in elicottero nel 1962.
La devozione alla Vergine, celebrata la prima settimana di Agosto, con una suggestiva processione sul mare, si lega alla presenza della chiesa intitolata alla Madonna del Porto Salvo, rimasta in piedi alla base del promontorio fino a quando, alla fine del Seicento, una violenta mareggiata ne cancellò il ricordo.

Area Archeologica Panaghulla

Risalendo il corso della fiumara del San Pasquale, la strada taglia in due un sito di età romana, già noto agli studiosi. Di recente campagne di scavo effettuate sul versante nord dell’asse stradale hanno permesso di stabilire che si tratta di un complesso residenziale particolarmente vasto, databile dal III al IV sec. d. C.
Interessanti scoperte sono state effettuate anche nel sito della chiesa della Panaghia, i cui muri perimetrali risultano essere pertinenti una nicchia di una grande aula absidata tardo antica.

Gastronomia

I prodotti della tradizione agro-pastorale – latte di capra, pomodoro, olio d’oliva – sono la base di prelibatezze come i maccarruni al sugo di capra, i cordeddi con il sugo, i tagghiarini con i ceci, i ricchi di previti con il pomodoro, la carne di capra alla vutana.
Ottimi, da queste parti, sono i salumi, i formaggi (ovini, caprini e pecorini) e i dolci. Da gustare infine la lestopitta, una frittella di farina e acqua, fritta nell’olio e mangiata calda.

Sito web Comune di Bova